Cavolfiore
Descrizione
Il cavolfiore è un ortaggio invernale appartenente alla famiglia delle Brassicacee, caratterizzato da una grossa infiorescenza compatta e carnosa, detta “testa” o “palla”, solitamente di colore bianco, ma presente anche in varietà verdi, viola o arancioni. La pianta ha foglie ampie che avvolgono la testa per proteggerla dalla luce, mantenendone il colore chiaro. A seconda della varietà, la forma della testa può essere tondeggiante, piatta o leggermente appuntita. La coltivazione avviene per trapianto tra luglio e settembre e la raccolta si effettua da ottobre fino a marzo, preferibilmente in giornate fresche e asciutte per evitare che si rovini la parte edibile.
Caratteristiche
Il cavolfiore ha un gusto delicato e leggermente solforoso, che diventa più dolce con la cottura. Si consumano principalmente la testa e le foglie più tenere, che possono essere cucinate al vapore, bollite, gratinate, saltate in padella o trasformate in vellutate, creme, purè e torte salate. È ottimo anche impanato e fritto, oppure in insalata, crudo o marinato. Le cimette si prestano bene anche per preparazioni speziate o in agrodolce, e i gambi possono essere tagliati e cucinati come base per zuppe, evitando sprechi.
Proprietà
- Ricco di vitamina C, acido folico e vitamina K
- Contiene composti solforati con proprietà antiossidanti e antitumorali
- Fonte di fibre, potassio e calcio vegetale
- Favorisce la depurazione del fegato e la regolarità intestinale
Origine
Il cavolfiore ha origini antiche e proviene dalle coste del Mediterraneo orientale, dove si è evoluto da varietà di cavolo selvatico. Era già noto ai Greci e ai Romani, ma si è diffuso maggiormente in Europa nel Medioevo. In Italia è coltivato soprattutto nel Sud e nelle isole, con varietà locali molto apprezzate come il cavolfiore di Macerata, quello di Catania o il cavolfiore violetto di Sicilia, che si distingue per colore e sapore.
Curiosità
Il cavolfiore è un ortaggio che richiede pazienza: la testa cresce lentamente e deve essere raccolta al momento giusto per garantire consistenza e dolcezza. In molte famiglie contadine era il simbolo della cucina semplice ma nutriente, e spesso veniva servito con un filo d’olio e aceto per accompagnare il pane raffermo o la polenta.
Durante la cottura può emanare un odore forte, causato dai composti solforati che contiene, ma basta aggiungere un pezzetto di pane imbevuto di aceto o qualche foglia di alloro nell’acqua per ridurlo. E anche se per anni è stato considerato un ortaggio “povero”, oggi è tornato protagonista anche in cucina gourmet, grazie alla sua versatilità e alle sue qualità nutrizionali.






